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domenica 6 ottobre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Nono giorno: eremita nei boschi

Apro gli occhi e ancora mezzo addormentato nel mio sacco a pelo, faccio mente locale sulla mia posizione attuale: mi trovo nel Parco delle Foreste Casentinesi e non dovrebbe mancare tanta strada dall'Eremo di Camaldoli. Quando mi trovavo ancora davanti al computer e alle schermate di Google Earth, avevo piazzato un bel waypoint sull'eremo, e avevo pensato che vivere in un luogo simile potesse essere considerato un privilegio. Meditare, pregare, accrescere la propria spiritualità nel bel mezzo di una straripante massa umana, perennemente in subbuglio, non deve essere facile, vero?

Anch'io, con la mia bicicletta sono una specie di eremita: non mi piace pedalare nei posti troppo trafficati e caotici e preferisco di gran lunga le strade silenziose, le sterrate, i sentieri nel bosco. Così alle 8 del mattino sono già in viaggio ed inizio la mia giornata sulla bella sterrata che dalla Colla dei Tre Faggi prosegue nella direzione del Monte Falterona.
Il sentiero 00 è una larga sterrata
Panorama
Nel bosco
Per mia fortuna il sentiero 00, in questo punto, è una bella e larga strada sterrata e posso pedalare senza problemi. Trovo pure una bella sorgente per riempire le borracce. Quando ad un tratto sento un rumore provenire dal bosco, penso ancora ad un animale selvatico, invece si tratta di alcune persone alla ricerca di funghi che stanno risalendo sulla strada dal ripido pendio sottostante. Ad uno di loro ad un tratto sfugge la borraccia, che rotola per diversi metri a valle, costringendo l'escursionista ad un affannoso recupero.

Poco dopo sono al Rifugio Le Fontanelle. Parcheggio la bici e vi entro, più per curiosità, che per necessità. Se avessi pedalato un po' di più la sera prima, avrei potuto passare la notte qua, ma non conoscendo il posto, venendo spesso chiamati "rifugi" anche dei semplici capanni, ho preferito pernottare nel bosco.

Le Fontanelle invece è un rifugio vero e proprio e vengo accolto da una gentile signora che mi dà il benvenuto proponendomi per colazione una fetta di torta fatta in casa. Ne ordino una porzione con le mele ed un thé caldo; la giornata è fresca e sento il bisogno di scaldarmi un po'. Dal piano superiore scendono in sala due ragazze che oggi avranno da fare per sistemare camere, bagni e cucina in attesa che arrivino degli ospiti. È bello sapere della disponibilità di questi luoghi dove poter mangiare e passare la notte perché non sempre si ha la possibilità, la voglia di bivaccare, e dalla qualità delle ore dedicate al recupero fisico, dipendono le energie a disposizione il giorno dopo.

Lascio il rifugio e dopo un ultimo tratto su sterrato, mi ricongiungo con la strada che mi porta al Passo della Calla. Qui inizia un tratto impegnativo, ma non ho dubbi, devo farlo. È la Giogana, tratto di sentiero 00 che conduce all'Eremo di Camaldoli, il sentiero più bello per arrivare al monastero. Il percorso si immerge subito in una meravigliosa faggeta, e malgrado debba superare degli impegnativi tratti di salita, mi sento in gran forma e motivato. Non si fa fatica a trovare l'ispirazione per scattare delle foto, ma non ho voglia di utilizzare il cavalletto, così mi arrangio con delle pietre piatte per fare gli autoscatti.
Strada Giogana
Faggeta verso l'Eremo di Camaldoli
Sentiero 00
In prossimità di Poggio Scali il bosco lascia spazio ad una balconata sulle valli circostanti e mi trovo davanti un bellissimo panorama. La vegetazione è scossa da un vento molto forte e le nuvole navigano a tutta velocità nel cielo. Respiro a pieni polmoni e mi sento ancora più forte; che bella sensazione!
Panorama
Prato al Soglio, una radura epica
Presso Prato al Soglio devo per forza estrarre il cavalletto, perché ovviamente non ci sono pietre piatte, e voglio scattarmi una foto mentre pedalo in questo posto. Ogni volta, per fare un'autoscatto, mi tocca fermarmi per diversi minuti ed occorrono alcuni tentativi prima di riuscire ad ottenere la foto desiderata. Imposto la macchina fotografica perché faccia tre scatti consecutivi, in modo da aumentare le possibilità di successo, e parto. In pochi secondi arrivo piuttosto lontano rispetto al punto di partenza e poco prima di girarmi e tornare indietro, incrocio una coppia di bikers in mountain bike. Li saluto, faccio inversione e ritorno sui miei passi; poi vedo i due voltarsi, guardarmi e mettersi a ridere... "ah, ti sei fatto l'autoscatto!" esclamano divertiti. Proprio così, chi viaggia da solo, per apparire in qualche foto, è costretto ad effettuare queste laboriose operazioni.

Rimonto in sella ed inizio l'ultimo tratto di sentiero prima dell'Eremo: il soffice fondo di terra battuta e foglie lascia il posto ad una dissestata mulattiera cosparsa di pietre smosse. Con molta calma, prestando attenzione a dove mettere le ruote, giungo in fondo al sentiero sano e salvo, e mi trovo di fronte le mura che circondano il monastero. Non si riesce a scorgere quasi nulla delle strutture che si trovano all'interno; arrivo all'ingresso dell'eremo, scatto una foto ricordo e me ne ritorno nel bosco. Non sono il tipo adatto alle visite ai musei, alle chiese, etc...

Muraglia
Eremo di Camaldoli

Bene, sono in quota, penso, e non dovrei trovare arrampicate folli o simili, ma mi sbaglio. Una volta ritornato sulla traccia dello 00, riassaporo ben presto la durezza dell'Appennino e delle sue strade. Scendo per un pezzo, poi mi ritrovo di nuovo in salita, al 30% ovviamente, con le gambe che bruciano. Giungo al rifugio Cotozzo, che è una piccolissima struttura in pietra con un tavolo, un enorme camino e le pareti riempite di scarabocchi fatti col carbone, nessuna gentile signora e neppure una torta, così proseguo per la mia strada, ovviamente in salita.

La traccia si trasforma ben presto in un single track ed in alcuni punti son assalito dalla paura di essermi di nuovo cacciato nei guai. Sensazione che mi rimane appiccicata fino ad una radura tra le ginestre, quando trovo un gruppetto di persone. Ogni tanto è bello incontrare qualcuno sui sentieri, e l'effetto "coraggio" che spesso queste persone riescono ad infonderti, è utile per uscire dai momenti di crisi, quando la fame, la stanchezza, sono in grado di cambiare la tua percezione dei luoghi.
In effetti il paese di Badia Prataglia è molto vicino e dopo un veloce tratto di discesa raggiungo il Rifugio Casanova, dove preparano il pranzo dell'escursionista per la somma di 10 euro. Un bel piatto di tagliatelle, una caprese e un'insalata, acqua e caffé e mi sento già rigenerato. Mi fermo per un'oretta dopo il pranzo, per digerire e per un po' di meritato relax. Nel frattempo poi, si stan ricaricando tutti i miei aggeggi elettronici. Si sta così bene in questo posto! Ho il piacere di chiacchierare un po' anche con colui che organizza le escursioni con i turisti; è un esperto conoscitore non solo di queste zone, ma di gran parte degli Appennini, delle Alpi e pure dei Pirenei. Beviamo un caffé assieme prima di ritornare alle rispettive occupazioni: lui come guida, io come pedalatore.

Scendo in paese ma non trovo nessun negozio aperto per fare eventualmente un po' di spesa, quindi proseguo seguendo la mia traccia sul gps. Invece che proseguire su asfalto verso il Passo dei Mandrioli, imbocco la strada che mi porta a Val della Meta e poi a Corezzo. Da qui dovrei prendere un sentiero che però fatico a trovare, poi finalmente scorgo il segno CAI con il numero 59, che svolta tra alcune case e scende. Inizio a percorrerlo ma dopo un breve tratto mi accorgo di essere caduto in trappola: per terra si trovano un sacco di rami spinosi, recisi e lasciati a seccare sul sentiero. Cerco di evitarli e proseguo, ma ben presto sono fermo, con uno sbarramento di rovi di fronte a me. Bestemmio e ritorno in paese. Come era prevedibile, poco dopo sono fermo a mettere le pezze alle camere d'aria.

Da Corezzo raggiungo dunque Biforco per la via d'accesso più normale, una asfaltata che però ben presto diventa una bella strada bianca. Viaggio spedito, questa salita mi piace e mi ricollega con la traccia gps, ma incomincio a pensare a dove fermarmi per la notte. La mia gomma anteriore sta di nuovo perdendo pressione e dovrei fare un pit-stop per ripararla ma decido di proseguire. Vedo un cartello che indica il Rifugio del Lupo, ma non so quanta salita ci sia e in più la mia ruota è sempre più molle. Proseguo quindi per la strada sterrata principale fino ad incrociare il cancello di un agriturismo, vi entro e cerco qualcuno a cui chiedere informazioni per eventualmente fermarsi.

Ad accogliermi trovo Renate ed Andreas, che pur essendo indaffarati nei preparativi per diverse persone in arrivo quella stessa sera, molto gentilmente mi trovano una sistemazione. Posso piantare la tenda nel prato e ho a disposizione il bagno per farmi una doccia calda. Per cena mi devo "accontentare"; così almeno mi dicono. Ma per me è stata un'ottima cena: un antipasto molto curato a base di verdure, aceto balsamico, ed una crema forse di sesamo su crostini, e due porzioni di un delizioso minestrone con pane arrostito ed olio piccante. Mi son trovato molto bene e ho chiacchierato piacevolmente con il figlio di Renate ed Andreas, la sua fidanzata ed una ragazza tedesca che era curiosa di sapere qualcosa a proposito del mio viaggio. Solo che per me, parlare in inglese, non conoscendolo, è sempre una bella impresa; comunque ci siamo capiti.
Simpatico Micetto
Lavori in cucina
Il minestrone
Tramonto
Andreas e Renate sono musicisti di origine tedesca, ormai da tempo con dimora qui in Italia, e indubbiamente hanno scelto un bellissimo luogo dove vivere. Come associazione culturale, organizzano corsi di musica e tra gli altri ospiti dell'agriturismo io mi son trovato un po' fuori tema. Dopo uno splendido tramonto, con una grande pace, una piacevole stanchezza in corpo, sono entrato nel mio piccolo rifugio e ho preso sonno.

Un'altra avventurosa giornata se n'è andata, altri 57Km e 1780m di dislivello da appuntare sul taccuino e un'altra storia da raccontare agli amici... e domani si va avanti.
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