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mercoledì 2 ottobre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Ottavo giorno: irrequieto

Fortunatamente non è piovuto, così i ragazzi fiorentini non hanno avuto problemi anche senza un riparo sopra la testa. Non so come abbiano dormito, spero al caldo, perché durante la notte la temperatura si abbassa parecchio e si sta bene a patto che il sacco a pelo sia abbastanza protettivo.
Mentre mi scaldo l'acqua per il thé, uno dei ragazzi prepara pane e nutella per tutti, e una fetta è per me. Il cielo è azzurro e ci prepariamo a vivere una splendida giornata: il gruppo di Firenze ha pensato ad una bella escusione in zona, io invece, entro sera, mi troverò a parecchi chilometri da qui.

Impiego un po' più del solito a prepararmi, come per ritardare il momento dei saluti, che arriva poco prima delle 9. Dopo una commovente serie di strette di mano ed abbracci, rimonto in sella e riparto. È un bel po' che sono in giro, penso, ed i miei vestiti son sempre i soliti. Son umidi, e puzzano un po', ma bisogna imparare a non far caso a questi "dettagli" se si ha intenzione di compiere dei viaggi come quello che sto facendo io. La mia maglia di lana merino è il capo più profumato, mentre i calzini sono l'esatto opposto; cerco di infilare i piedi il più velocemente possibile negli scarponcini per bloccare il propagarsi di vapori tossici.

Pochi metri e mi trovo di nuovo da solo nel bosco e giungo in località Prato all'Albero poco sopra il Passo della Colla. Proseguo sulla strada sterrata che a prima vista mi sembra la naturale prosecuzione di quella percorsa finora, sicuro, senza esitare, anche se ciò comporta abbandonare la traccia originale segnata sul mio gps.

Strade che non stancano mai
Mentre pedalo piacevolmente nel bosco, mi domando la ragione per cui avrei scartato questa bellissima strada durante la pianificazione del viaggio. Poco dopo arrivo ad un segnavia e incominciano i dubbi. Consulto velocemente il gps e poi decido di proseguire perché la strada che sto facendo dovrebbe rimanere in quota e non presentare difficoltà. Inaspettatamente il mio sogno si infrange nel momento in cui la traccia diviene sempre più confusa, e alla fine della storia mi trovo a ancora una volta a spingere la bici. Sono fresco e supero questo primo ostacolo senza troppe parolacce, ma penso: "per una volta che la mia traccia era tranquilla, sono riuscito a cacciarmi nei guai"

Vedo il simbolo di un rifugio sulla cartina, a pochi metri dalla mia posizione e mi tranquillizzo. Poi però il sentiero diventa un vero e proprio single track in discesa che segue una sottile cresta della montagna. Non sento la puzza dei miei calzini, ma casomai incomincio a sentire odore di guai. "Dai che il Rifugio è vicino" continuo a ripetermi, e al rifugio arriverà sicuramente una bella stradina. No, affatto. Mi trovo sul sentiero "crespino" e ci sono cascato come un cretino.

Sentiero "crespino"  in un tratto easy

Il rifugio è un capanno e l'unica via per ritornare su strade sicure è attraverso un difficile sentiero giù dal crinale. Una traccia esile, tutta gradoni di roccia friabile, tra cespugli di spine e ragnatele grosse come lenzuola (immaginatevi i ragni); un luogo più ostico per una bicicletta non può esistere su questo pianeta, ed io, genio indiscusso, l'ho trovato. Va bene che il mio viaggio è una specie di avventura, ma non è il caso di strafare. La Surly Ogre resiste ai primi gradoni, poi saggiamente penso di risparmiare alla forcella ulteriori, inutili, torture, e scendo a piedi.

Non ho fatto foto lungo questo tratto e la cosa mi rammarica un po' in quanto avrei dovuto documentare anche questo mio ennesimo gesto folle. Ad ogni tonfo della bici al suolo, penso a quanto resistente deve essere questo telaio per sopportare le mie torture e, mi domando se ce la farà anche questa volta a non spezzarsi in due. Finalmente arrivo ad una strada sterrata, passo vicino ad una fattoria, supero una sbarra sollevando la bici intera con tutte le mie forze rischiando un'ernia e arrivo all'asfalto. Grrr... che rabbia!
È mezzogiorno e sono già da buttare. Mi fermo a Crespino di Lamone per rinfrescare corpo e mente presso la sua fontana, mangio un boccone e mi rimetto in traccia. Supero qualche guado ed il gioco mi piace, infatti ripeto l'operazione un bel po' di volte, avanti e indietro dalla stessa strada, alla ricerca della via giusta. Non c'è niente da fare, oggi sono sfasato. Dopo aver percorso per qualche chilometro la strada sterrata che avevo scelto al posto del sentiero 00 per giungere infine al Passo del Muraglione, sfiancato dai continui strappi dalle pendenze assurde, ritorno sui miei passi e mi lancio a tutta velocità in discesa fino a Marradi. È un bel paese anche se più o meno deserto in queste calde ore della giornata. Mi fermo ad un bel bar con i tavolini all'esterno e decido di fare merenda: è l'ora del gelato. Una volta all'interno del locale vengo accolto dal simpatico proprietario al quale ordino una coppetta. "Che misura vuoi" mi chiede; allora svuoto il borsello delle monetine e mi metto a contare: uno, due, tre, quattro... cinque! Cinque euro di coppetta, una specie di scialuppa di salvataggio. Per quanto riguarda i gusti, lascio libertà di scelta al gelataio, purché mi faccia assaggiare le sue specialità più prelibate. Come potrete immaginare, non ho impiegato molto a finire la super coppetta con limone, menta piperita, santoreggia, e marroni, una vera squisitezza. Un gelato così, seriamente, non l'avevo mai assaggiato.

Il gelato di Marradi
Così rigenerato son ripartito in salita, giungendo dapprima a San Benedetto in Alpe e successivamente al Passo del Muraglione dopo diverse centinaia di metri di dislivello.

Passo del Muraglione
Sono le 16:30 e la mia giornata non è ancora finita. Ho dapprima la tentazione di fermarmi a bere una birra al bar, ma poi, infastidito dalla vista dei motociclisti, me ne vado. Oggi sono irrequieto. Faccio un pezzo di discesa e  poi devio a sinistra verso la Colla Tre Faggi, una strada tranquilla che mi riporta nuovamente fino a quota 900mt. Da qui riparte la sterrata, che per fortuna è molto bella e curata. Dopo circa un chilometro trovo un piccolo spiazzo recintato, con un tavolo e le panche di legno e decido di fermarmi. Monto la tenda come al solito, mi cambio e mi rilasso un po'. Ad un tratto sento dei rumori provenire dal bosco e dopo pochi secondi spunta un piccolo daino, poi un secondo. Riuscire a fotografarne uno è stato difficile, perché sono animali furtivi che fuggono quasi istantaneamente, almeno in queste zone. Con questo incontro son ritornato nello splendido mondo del bosco, e ho ritrovato un po' della mia tranquillità.

Il mio campeggio

Un amichetto nel bosco

Tortina galletta di riso con mirtilli

Fame mortale

Piatto semplice semplice per sopravvivere

Poi devo fare i conti con la fame ed inizio a preparare il menù per la cena di stasera; apro la dispensa e mi rendo conto di non avere molte possibilità. Perse anche questa sera cucinerà un piatto semplice semplice, adatto sicuramente più ad una puntata di Bear Grylls che ad una di Masterchef. Metto a bollire l'acqua e mi preparo una porzione abbondante di penne versandovi successivamente un misto in scatola di piselli e carote; il tocco finale è un filo d'olio a crudo. Il risultato è soddisfacente. Di secondo non c'è nulla, ma stasera però preparo anche il dolce! Una galletta di riso con sopra la composta di mirtilli di Abetone è il gran finale di cui avevo bisogno.

Oggi mi è un po' dispiaciuto aver deviato dalla traccia, aver fatto parecchio asfalto, ma non sono riuscito a trovare un'alternativa sterrata che mi portasse dal Passo della Colla nel Parco delle Foreste Casentinesi. Non c'è continuità tra i bellissimi tratti nel bosco che si incontrano di tanto in tanto; la maggior parte di queste strade si interrompe prematuramente, si inasprisce all'improvviso, costringendoti a piedi.

Faticando e sudando oggi ho percorso 69Km, salendo per un totale di 2086m di dislivello. Distrutto dalla fatica, all'imbrunire mi son coricato e solo soletto nel bosco, mi sono addormentato.
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