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sabato 19 ottobre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Undicesimo giorno: arrivederci amici!

La mattina seguente siamo in due a prepararci per andare in bici: io e Lapo. Sveglia presto e colazione con la marmellata di arance fatta in casa. Il papà Pasquetti ha bisogno del giornale per iniziare bene la giornata, così la mamma di Lapo, in un lampo, prende la bicicletta e va in missione per conto del marito. La bici è tutta salute, e si vede. È quasi giunta l'ora della ripartenza e dopo aver ringraziato per l'ospitalità la famiglia del mio amico, ci dirigiamo all'appuntamento con Alessandro e Terzo. Il piano è già pronto dalla sera prima: ascesa con l'auto di Terzo fino all'Eremo di Montecasale, da dove io, Lapo ed Alessandro partiremo verso Bocca Trabaria.

Ce la ridiamo dopo la salita in auto

Il giaciglio di San Francesco

Bella visuale
Facciamo visita all'eremo fondato da San Francesco, passando per la cappella, il cortile, la stanza dove si trova il giaciglio del santo, per arrivare infine al giardino e all'orto. Con un po' di buona fede, se avessi proseguito per la mia strada, sarei arrivato proprio qua, ma avrei forse mancato l'appuntamento con Lapo, o avrei deviato in un altro punto per incontrarlo.

Da Montecasale si riparte per la via Giulia. Il sentiero in alcuni brevi tratti è ripido e son costretto a scendere dalla bici, ma come me, anche i miei accompagnatori. È una magra consolazione. Per lunghi pezzi la via francescana è una bella mulattiera, adatta alle mountain bikes e sono contento di essere ritornato quassù e di averla scoperta. Transitiamo di fianco a storiche costruzioni, a torri e abitazioni in pietra, che dopo anni di incuria, e dopo diversi crolli, sono finalmente sottoposte ad alcuni primi interventi di recupero.

Quando sbuchiamo su asfalto, svoltiamo nella direzione del valico di Bocca Trabaria, che è il confine tra l'Umbria e le Marche, ed il punto di partenza, in direzione nord, della Grande Escursione Appenninica, la GEA che bene o male è stata il mio punto di riferimento nel mio viaggio da Cremona verso Sud. La mia traccia devia prima del passo, ma decido di continuare la salita con Lapo ed Alessandro fino al raggiungimento del passo, dove infine ci saluteremo.

Al valico di Bocca Trabaria
È veramente emozionante incontrare degli amici durante un viaggio così lungo; dopo diversi giorni di solitudine, fare una pedalata in compagnia è qualcosa che rigenera. Non so quanto durerà questo mio viaggio, ma dentro di me è già viva una gran soddisfazione; sono già appagato ed orgoglioso di quel che ho fatto, anche per merito dei complimenti delle persone che mi stanno vicino. Questi sentimenti, uniti ad una certa dose di fatica accumulata, mi stanno avvicinando sempre di più al momento del ritorno a casa.

Dopo essermi congedato dai miei amici, ritorno sulla mia traccia e fortunatamente mi ritrovo su una bella strada sterrata che mi fa volare lungo le montagne, con lo sguardo sulle vallate circostanti, ed i monti più lontani che incominciano a delinearsi. Sarò diretto laggù? È possibile!

prato fiorito e panorama
Mi fermo per mandare subito un messaggio a Lapo, in modo che sappia che la strada che sto percorrendo è molto bella e panoramica. Arriva prontamente la sua risposta: "bene. noi qua abbiamo spinto fino ad ora". Mi faccio una risata e riprendo a pedalare. Il fondo sarebbe perfetto se non fosse per i solchi dei fuoristrada e alcuni tratti devastati dal bestiame. Con diversi saliscendi mi trovo sempre attorno ai 900 metri di quota, passo vicino ad un agriturismo sperduto tra i monti e mi rimetto a salire su una strada bianca che mi riporta nel bosco, all'ombra di magnifici faggi. Sono molto affamato e decido di fermarmi a mangiare qualcosa. Mi siedo per terra e incomincio a rovistare nelle borse: mangio un paio di barrette ed una macedonia di frutta in scatola. Una roba assurda che però in questo momento è rivitalizzante. Non ho trovato acqua in questi ultimi chilometri e nei tratti al sole, si soffre parecchio il caldo. Dopo il bosco il paesaggio cambia nuovamente e si inaridisce: ginestre e la tipica vegetazione che mi ricorda tanto Finale Ligure.

Salita sterrata
Sterrate e caldo
Finalmente giungo ad un luogo "abitato", il rifugio Bocca Seriola, dove si trovano accampati ovviamente degli scouts. Chiedo a loro la possibilità di rifocillarsi presso la struttura, che però non è gestita, per cui vengo indirizzato al bar che si trova poco dopo sulla strada asfaltata. Quando faccio il mio ingresso nel locale, ho una gran voglia di bere una birra fresca, così ne ordino una e mi vado ad accomodare. Un signore sull'ottantina è seduto ad un tavolo e siccome non mi va di stare da solo, gli chiedo se fosse possibile sedersi lì con lui. Così inizio a chiacchierare col simpatico ottantenne che mi racconta qualche episodio della sua vita. Divertente la storia di quella volta in cui aveva preso parte ad una gara in bicicletta e siccome non era allenato, era sempre rimasto nelle ultime posizioni con un altro corridore. Ormai prossimi all'arrivo, distaccati dal gruppo, decisero di fare la volata per la penultima posizione, e lui la vinse. Fatto sta che quella volta, all'ultimo classificato venne data in premio una bicicletta per bambini, che sarebbe stata perfetta per il figlio. La morale della favola è che per il simpatico signore "Le gare sono sempre state una chiavata fino alla fine".

Questi locali non sono solamente imporanti punti di ristoro e rifornimento per gli escursionisti ed i pellegrini, ma sono anche il luogo di incredibili incontri. Dopo la birra media ho bissato con una radler, miscuglio che non è conosciuto in queste zone, per cui ho spiegato al barista come preparare la bevanda dei ciclisti.

Il mio viaggio alle ore 16 prosegue da Bocca Seriola in direzione del Monte Nerone, che si avvicina sempre più. La strada è come al solito poco pianeggiante e non mancano i tratti di dura salita, ma tutto risulta pedalabile e adatto ad una traversata in bicicletta come quella che sto facendo io. Percorrere strade bianche è un grande piacere perché conferisce al viaggio una connotazione avventurosa che mancherebbe sulle strade asfaltate. I miei vestiti sono madidi di sudore ed impolverati, la pelle delle mie braccia si è scurita e ho le labbra screpolate. Sento le palpebre pesanti ed il sole me le fa chiudere a fessura; mentre spingo vedo i muscoli delle gambe contrarsi e prendere forma. Mi sembra che le mie gambe siano diventate più sottili dall'ultima volta, forse si son rinsecchite per il caldo, forse mi sto prosciugando e tra un po' sarò più simile ad un insetto stecco che ad un umano. Per il momento ho ancora forze dentro di me e proseguo in direzione Serravalle di Carda. Lapo mi scrive un altro messaggio mandandomi il numero di telefono di Tarantola, e chiedendo novità riguardanti la mia posizione.

Mi trovo in località Acquapartita e mi fermo in un locale per chiedere di un'eventuale disponibilità di stanze, perché il posto assomiglia tanto ad un rifugio, ma nella realtà non lo è. Mentre bevo l'ennesima birra della giornata, chiedo se almeno fanno da mangiare la sera e scopro che solitamente sono aperti, ma questo lunedì, giorno del mio arrivo, no.
Così timidamente domando se ci fosse la possibilità di piantare la tenda nell'ampio prato antistante il locale e la gentile propritaria mi dà la sua autorizzazione. Attualmente vi si trovano delle persone, chi per giocare a palla, chi per bere birre e fumare in compagnia degli amici, così decido di aspettare un po' prima di montare la tenda. Una volta giunta la sera preparo il mio accampamento e mi faccio da mangiare, poi, prima di andare a dormire faccio una passeggiata e recupero un po' di rifiuti lasciati sui tavoli e nel prato dai maleducati di turno. Certi sottosviluppati non si rendono conto della loro inciviltà e occorre che qualcuno pensi a rimediare dove loro hanno fatto il danno.

Oggi ho percorso 55 Km e 1700 metri di dislivello e vado a coricarmi in previsione delle salite di domani sul Monte Nerone e Catria. Poi, chissà, avrò modo di raggiungere un altro amico.
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