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mercoledì 6 novembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Dodicesimo giorno: incontro!

Dopo la notte in tenda, in località Acquapartita, mi alzo presto e mi preparo ad una nuova giornata sui monti.  Si possono fare molte strade lungo i rilievi appenninici, alcune più semplici di altre; questa volta il sentiero E1 segue una via più diretta e semplice verso il paese di Scheggia. Io invece ho deciso di salire sui monti Nerone e Catria che sono le vette più alte della zona.
Alle 8 sto già pedalando e sfruttando la frescura del mattino, inizio la salita a tornanti che porta sul Nerone. Mi trovo su strada asfaltata, ma il traffico è ridottissimo, credo soprattutto per l'orario; durante  la salita però incrocio diverse volte una fiat panda di colore nero, che per qualche motivo fa da spola dal paese ad una malga o ad un'abitazione in quota.

Le antenne RAI
Presso una piccola casetta, una sorta di bivacco, sono accampati... degli scouts, che si stanno preparando per la nuova giornata. Io procedo nell'ascesa verso i 1500 metri di quota del Nerone ammirando i bei panorami che si possono scorgere dalla mia posizione sopraelevata. Non ho trovato fontanelle prima della salita e spero di trovarne presto una per riempire le borracce; non vorrei trovarmi a secco, magari in salita sotto il sole. Fortunatamente lungo la strada trovo una fonte d'acqua freschissima dove mi fermo per il rifornimento. Alle 9 del mattino sono già praticamente in vetta, presso un ampio spiazzo appena sotto le antenne della RAI; scatto qualche foto e guardo attorno a me. Sferzato da un forte vento, ho quasi freddo e decido di rimettermi in movimento. Sono a 1400 metri e la strada pur essendo larga quanto una mulattiera, è asfaltata ed è frequentata da diversi ciclisti in bici da corsa. Nel 2009 vi passò il Giro d'Italia e in ricordo di quell'evento è stato eretto un monumento in marmo bianco. In ricordo del passaggio di tutt'altra categoria di ciclisti, invece sono lasciati in terra gli involucri vuoti dei gel energetici e le camere d'aria buche. Non trovando di buon gusto quest'ultimo monumento all'inciviltà, ho raccolto un po' di questa robaccia in un sacchetto prima di ripartire.

Monte Nerone - Monumento
Considerato che la civiltà è un bocciolo che non diventa mai fiore, magari avrebbe necessità di un aiuto, uno stimolo. Le ditte produttrici potrebbero ingegnarsi ad esempio per il recupero dell'imballo o del prodotto non più utilizzabile, offrendo un po' di sconto per l'acquisto del nuovo. Mi riporti la camera d'aria buca, e quella nuova ti costa meno... per fare un esempio, anche se l'operazione comporta il fatto che tu faccia l'immane sforzo di non gettarla in terra.

Giù dal Nerone

Mi trovo sulla strada che mi farebbe scendere a Cerreto, ma ad un tratto devio sullo sterrato, per dirigermi verso Secchiano. Inizio una discesa velocissima su strada bianca che scende a tornanti, lungo la quale mollo i freni e cerco di staccare al limite proprio all'inizio della curva. Ogni tanto un po' di adrenalina ci vuole. Se fossi in compagnia, sarebbe più semplice fare delle foto interessanti, invece l'autoscatto è abbastanza laborioso. Quando mi balza all'occhio qualcosa di interessante, parto alla ricerca di una postazione piatta dove posizionare la macchina fotografica,  altrimenti devo ricorrere al cavalletto.

Sterrata dal Nerone
Vedo una parete di bellissime rocce e decido di fermarmi per una foto. Posiziono il cavalletto, faccio partire il timer e corro verso la bici, ma al momento di sollevarla, mi blocco. Non sono riuscito ad alzarla in tempo e devo quindi devo ripetere l'operazione.

Primo tentativo
Secondo tentativo riuscito

La discesa purtroppo finisce in un attimo e dopo essere giunto a Secchiano, proseguo per Cagli su strada. Non avrei mai pensato di trovare un paese così grande e turisticamente attivo in questa zona, lungo la mia traccia, così decido di fare un giro per il centro e nel frattempo cercare un negozietto di alimentari. Noto un certo via vai di turisti, un bel po' di traffico automobilistico dal quale devo districarmi meglio che posso. Ovviamente sono spaesato, non è la mia città e oltre ad un gran numero di bar e ristoranti, non riesco a trovare un panettiere o una bottega di generi alimentari, quindi per non girare a vanvera per una giornata intera, mi decido a chiedere informazioni ad una coppia di signore. Dopo aver acquistato focaccia ed una fetta di primosale (non c'era la ricotta buona) per il pranzo e dopo aver dato un'altra occhiata veloce al bel paese di Cagli, mi rimetto in sella diretto alla seconda salita della giornata, verso il Catria.

Il Torrione di Cagli
Mi ritrovo così sotto il sole cocente di mezzogiorno, senza un filo d'ombra ad affrontare una impegnativa salita, con sempre meno energie in corpo, e riesco a resistere per un bel po' a questa situazione; fino al primo cespuglio sufficientemente grande da creare un po' di ombra, mi fermo a  mangiare e nel frattempo cerco di far abbassare la temperatura del motore che si stava surriscaldando. La scena è un mix tragicomico: mi trovo a bordo strada, accovacciato sotto un grosso cespuglio a mangiucchiare. Ho poca voglia di focaccia ed il primosale ha una consistenza gommosa... ma il succo di frutta si beve che è un piacere. Passa un fuoristrada e dal finestrino si sporge un ragazzo che mi saluta con entusiasmo. Nel frattempo si è alzato un bel venticello che mi permette di respirare un po' e, poco dopo, di ripartire. La mia speranza è quella di trovare un po' di bosco per ripararmi dal sole, ma fino ad ora non mi è andata bene e devo fare i conti con un'opprimente calura mitigata parzialmente da provvidenziali folate di vento.

Ma cos'è che vedono i miei occhi? Dei ciclisti? Non sembrano molto in forma, vanno pianissimo, eppure le loro le bici sono scariche. Li raggiungo e li saluto, e mi accorgo così che sono due stranieri, una coppia di signori tedeschi. Era ovvio no? Con biciclette basilari, a volte senza neppure un gran allenamento, non si tirano indietro di fronte alle avversità di un percorso; si lanciano all'avventura, sprezzanti del pericolo e della fatica che potrebbero dover fronteggiare.

Guardo preoccupato le mie borracce sempre più vuote e ovviamente non sembra esserci il modo di riempirle su questa brulla montagna. Un ragazzo appena salito con il suo furgoncino sta preparando il suo modellino d'aliante al volo e quando mi vede arrivare, mi saluta e mi ferma incuriosito dal fatto che io sia italiano. Di solito si vedono gli stranieri in giro in bici con le borse ed è insolito che un italiano si avventuri nel proprio paese. Dopo i complimenti sempre graditi, ed un in bocca al lupo, mi viene suggerito di cercare acqua da quelli col camper, ma non seguo il consiglio e proseguo.

Non ho ben presente il monte Catria e quando mi sembra di essere ormai prossimo a raggiungere il traguardo, vengo smentito da un tratto in discesa che mi porta a ridosso del Monte Acuto. Da qui ricomincia la salita, questa volta all'ombra del bosco, questa volta in direzione del Catria. La mia traccia gira attorno al monte e mi porta a godere di una visuale straordinaria sopra il Monastero di Fonte Avellana.
Monastero di Fonte Avellana
Panorama
Cavalli
Ho superato anche la prova del Catria, ed è il momento di godersi un po' di meritata discesa. Filo come un razzo sulle bianche sterrate che serpeggiano giù da prati dorati, ma ad un tratto il mio sogno viene interrotto da un'ennesima salita. Si tratta di poche centinaia di metri, ma pesano il doppio, dopo una giornata così intensa. Passo vicino ad un gruppo di cavalli e poi finalmente ricomincio a scendere verso la Valdorbia. Una discesa veramente lunga e veloce che mi riporta a poco più di 500 metri di quota. Mi trovo vicino al paese di Scheggia ed essendomi ricordato di questa località, nominata dall'amico Tarantola di OrmeTv, mi faccio vivo mandandogli un sms.
Arriva pronta la chiamata di Gianluca (difficile ricordare il suo nome visto che tutti lo chiamano Tarantola), che mi dà le istruzioni per raggiungere la casa dove sta trascorrendo le vacanze con la famiglia, a Crocicchio. Non conoscendo la zona faccio fatica a capire qualcosa attraverso il telefono, ma per fortuna ho il gps che mi guida lungo la Flaminia e poi all'incontro con Tarantola. Ad un certo punto squilla il telefono; mi fermo a bordo strada e rispondo
"A che punto sei?" 
"ho di fronte un cavalcavia, e dei segnali per ...."
"Ci sei quasi, ti vengo incontro con l'auto!"
Ed ecco spuntare Tarantola, di ritorno da un giro in bici, che mi carica in auto risparmiandomi l'ultimo tratto di salita fino a casa! Sono felice di essere di nuovo in compagnia di amici. Scendo dall'auto e vengo accolto calorosamente da Francesca e dai vivacissimi Pietro e Matteo che mi mostrano orgogliosi i loro giochi e che vogliono fare una foto in autoscatto con me. Sono il ciclista avventuriero con la bici carica di mille bagagli e con una fame da lupi.

A proposito di fame, per stasera è in programma una uscita in un locale dove cucinano una moltitudine di pietanze con i legumi e verdure biologiche, e mi chiedono se sono d'accordo. Mi vien quasi da piangere dalla felicità: dopo più di 100Km e 2500metri di dislivello, ho bisogno di una super carica, altrimenti non riparto più. Così si va a cena in un locale caratteristico, una taverna con le volte, un ampio camino dove viene grigliata la carne e nel menù compare una incredibile varietà di piatti per vegetariani. Mix di legumi, zuppe... non smetterei più di mangiare e quando qualcosa rimane nel piatto di portata, mi faccio avanti per spazzolarlo via. Il tutto è accompagnato da del buon vino rosso e verso la fine della cena, non riesco a tenere gli occhi aperti dal sonno.
Durante il breve viaggio di ritorno in auto la mia testa ciondola a più riprese ed io riprendo conoscenza solo nel momento in cui Tarantola mi rivolge una domanda sul viaggio. Gli rispondo brevemente prima di ripiombare in uno stato di dormiveglia. Una volta a casa, ci si augura la buona notte e spento l'interruttore, tutto diventa buio.
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