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giovedì 28 novembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Quattordicesimo giorno: Buon Ferragosto!

Oggi è festa, ma per me è un giorno come gli altri, o quasi. È un giorno buono per pedalare.
Mi faccio il tè sgranocchiando le gallette di riso con la marmellata, ed intanto penso alla strada che andrò a fare. Sinceramente non lo so, perché sono uscito dalla traccia e devo mettermi alla ricerca di qualcosa che mi rimetta nella giusta direzione.
Il mio bucato è asciutto e mi rivesto come al solito, io che a casa sono solito frugare nei cassetti alla ricerca di qualcosa di nuovo, di colorato diversamente per cambiare il mio look ciclistico; poi della moda di tutti i giorni non me ne frega nulla e metterei su ancora i vestiti degli anni in cui ho smesso di crescere.
Riparto con un tempo uggioso, il cielo è nuvoloso e ho paura di prendere della pioggia e del freddo, ma se dovesse accadere, sono attrezzato anche per queste cose, quindi procedo.
Dopo il paese di Belvedere, passo su strada sterrata, ed è una piacevole sorpresa, visto che dalle mappe del mio GPS in verità mi sarei dovuto trovare su una strada comune, più ampia e probabilmente trafficata. Sono solo, nel silenzio, circondato da un'atmosfera nebbiosa, grigia e cupa; poi quando entro nel bosco, mi sento più al sicuro, protetto. Salgo decisamente di quota e a 1200 metri circa il bosco finisce e mi ritrovo su un'ampia carrabile, che attraversa i pendii erbosi tra il Monte Serra Santa ed il Nero. Al mio sopraggiungere scorgo in lontananza dei cani pastore che mi guardano male ed incominciano ad abbaiare e a correre nella mia direzione. Eppure mi trovo ad una distanza di sicurezza. Decido di proseguire senza dare troppo peso alla cosa, infatti i cani ad un certo punto si son fermati, proprio mentre giungevo nei pressi del piccolo accampamento dei pastori.
Dal prato spuntano alcuni cuccioli di pastore maremmano abruzzese: sono stupendi, ma scappano e non riesco a fotografarli.
Ora sono sulla mia traccia originaria e invece di sentirmi meglio, più tranquillo, mi sorgono mille dubbi: "e se il mio percorso si dimostrasse troppo duro?" - "con il brutto tempo poi..."
Mi trovo a 1300 metri di quota, soffia un forte vento e le fredde nuvole passano velocemente da un versante della montagna all'altro, di valle in valle, lasciando spazio di tanto in tanto a qualche raggio di sole. Io continuo a salire, passando su single track, e ad un tratto incrocio un gruppo di escursionisti a piedi. È stato un sollievo per me incontrare qualcuno su queste montagne disabitate: un breve incontro che mi ha dato un po' di calore e di coraggio.
Coraggio che mi è servito per proseguire deciso seguendo un sentiero appena abbozzato sull'erba, ma comunque segnalato dai colori del CAI, qua e là sulle poche pietre o su paletti di legno conficcati nel terreno. Le condizioni meteo sembrano migliorare e quando mi volto per guardare alle mie spalle, vedo una spettacolare ondata di nuvole che si riversa sui monti che ho appena superato.
Nei pressi del Serra Santa
Sentiero
Qualche spiraglio di sole


Sono emozionato. Cosa mi sarei perso se fossi rimasto giù, se non avessi trovato il coraggio di affrontare le nuvole e le mie paure. Ora da qui vedo Gualdo Tadino e l'intera vallata; l'erba è dorata, il sentiero non è complicato e sento il calore del sole. Quando c'è si muore dal caldo, ma appena passa in secondo piano, dietro a qualche nuvola, ci si rattrista e ci si deve riparare dal freddo. Dov'è finita la pelliccia dell'homo sapiens!

Discesa!
Il sentiero ora riprende la forma di strada, dal fondo di ghiaia bianca, e scendo deciso incrociando una malga fino ad un quadrivio. Dalla sterrata alla ma sinistra giunge un biker con cui mi fermo qualche minuto a chiacchierare. Conosce bene la zona e mi dà qualche indicazione per giungere in un posto dove posso mangiare qualcosa; un locale dove fanno la crescia, ma.... ma oggi è ferragosto e tutto è messo in dubbio, è da verificare. Comunque quella è la mia direzione e, una volta ringraziato il mio collega biker, mi rimetto a pedalare. Dapprima cerco di seguire la mia traccia, poi faccio dietro-front una volta viste le condizioni della mulattiera. Rispetto alla mappa digitale, ho un'altra strada possibile da percorrere e senza esitare inizio a percorrerla. In certi punti è parecchio scavata dall'acqua e non è sempre sgombera dalla vegetazione, ma come un bulldozer chino la testa e mi faccio strada tra i rami.

Giungo infine ad una piccola stradina asfaltata che sale in direzione di un passo minore tra Umbria e Marche, presso il quale si trovano dei prati e diversi punti di ristoro. Infatti appena arrivo in questo posto c'è un gran casino di auto e di gente che festeggia il Ferragosto nei prati o seduti a tavola. Quando chiedo alle signore del bar/ristorante la possibilità di mangiare un piatto di pasta, la risposta è perentoria: "No, oggi menù di ferragosto, 35 euro". "Certo" - replico - "ma per questa cifra ci saranno sicuramente dei piatti di carne o pesce, io sono vegetariano e non credo che ci sia un'alternativa senza carne... dico bene?"
"Esatto, in tutti i piatti c'è la carne!"
Visto che non posso approfittare dell'eccezionale proposta ferragostiana, chiedo se fosse possibile mangiare un panino. La signora non sembra molto propensa, e non ha intenzione di trasgredire a degli ordini dall'alto, ma gentilmente va ad informarsi in cucina. Poco dopo arriva con un panino al formaggio, che mi passa sottobanco guardandosi bene di non essere vista da chissà chi. Per la birra media invece non ci sono problemi. Pago il dovuto e mi tracanno la media, smangiucchiando non troppo volentieri l'insulso, ma comunque apportatore di energie, panino al formaggio. Faccio anche alla svelta per sfuggire ad un ambiente quasi ostile; non vorrei essere scoperto con in mano il panino e picchiato selvaggiamente o multato per qualche sorta di infrazione al codice di ferragosto.

Quando riprendo la mia traccia, lasciando l'asfalto per una nuova, bellissima, sterrata, lascio alle mie spalle la confusione, ma anche l'allegra atmosfera festiva di tante famiglie e allegre compagnie di amici.
Ferragosto
Poche centinaia di metri e sono di nuovo da solo a tu per tu con gli Appennini. Solo qualche temerario, amante della privacy, ha proseguito con il fuoristrada, trovando posto per il pic-nic un po' più avanti. La mia avventura appenninica prosegue con la bella discesa a Bagnara dove faccio scorta d'acqua presso una sorgente strepitosa. Non conosco il luogo, ma immagino sia importante proprio per la freschezza delle sue acque; tanto che non mi muoverei più da qui.
Sono a fondo valle e mi aspetterei una strada asfaltata, invece no; si prosegue su strada bianca. Mi vien quasi da piangere, perché queste sono strade meravigliose, che andrebbero tutelate e alle quali andrebbe risparmiata l'asfaltatura. Appariranno come scomode e poco pratiche per chi si deve muovere con le auto, ma per me sono preziosissime.
Mi trovo nelle campagne di Nocera Umbra, in località Collecroce e l'ambiente rurale di questi posti mi avvicina all'immagine che mi son fatto di Castelluccio da Norcia.
Il cielo è azzurrissimo, l'aria è calda e secca, c'è il vento e si respira un'atmosfera sana, che fa bene.

  
Sento la pelle scottare, ma che bruci pure, non mi importa, questa è vita. Con le mie foto non riesco a rendere l'idea dei luoghi e neppure delle riprese video sarebbero in grado di farlo. Son esperienze che bisogna vivere di persona: colori, profumi, ed il bel rumore del vento tra le chiome degli alberi. Vorrei che questa strada non finisse mai.

La strada nel vento.
Poi però arrivo all'asfalto, vicino ad Annifo, ma è comunque un asfalto bianco, e le strade sono piacevoli. Incrocio la principale che passa per Colfiorito proprio nel momento in cui transitano i corridori di una gara in bici da corsa. Li guardo spingere con forza controvento, scortati dalle poche ammiraglie e dalla direzione di gara, poi passo oltre verso Taverne.

Qui prendo una deviazione in salita e mi dirigo verso la collina, ma sul più bello, mentre arranco sotto il sole su una ripida asfaltata, vengo interrotto da un terribile cantiere. Anche questa vallata si sta evolvendo, civilizzando, e qual è il migliore modo per portare il futuro se non costruendo super strade? Quando io ed il mio amico Dario abbiamo tirato in ballo le "ruspe giganti" in una delle nostre folli canzoni vaneggianti -ruspe che un giorno appiattiranno le montagne per far posto a nuove città degli uomini- abbiamo pessimisticamente immaginato un futuro, prendendo spunto da quello che accade, più in piccolo, nella realtà di oggi.

Al di là del cantiere non posso passare così decido di tornare indietro e di cercare un'altra strada verso le colline. Dal paese prendo l'asfaltata e proseguo seguendo dei segni CAI che indicano l'E1. Allora esiste ancora, è vivo, e decido di tenere accesa la fiamma, di seguire questi segnali.

Giungo presso una fontana dove c'è una compagnia di ragazzi intenta a banchettare. Uno di loro è particolarmente vivace e dopo esserci salutati, decido di chiedergli informazioni sul sentiero E1.
Mi avranno di sicuro preso per un matto per la domanda posta, e per come sono messo. Matteo, questo è il nome del giovane a torso nudo che mi si è presentato per primo, mi offre da bere un limoncino, ma rifiuto. Già mi gira la testa per il caldo. "Allora un caffé!" Nel frattempo vengono a presentarsi gli altri ragazzi della allegra compagnia. Del sentiero si sa poco o nulla, ma a questo punto della giornata importa poco anche a me e butto nel cestino la domanda. Piuttosto mi sembra giunto il momento di un po' di relax, così, per la gioia di Matteo e dei suo amici, rimasti un po' sorpresi per la mia decisione, appoggio la bici e decido di fermarmi con loro. Da questo momento è iniziato il mio ferragosto, uno dei migliori che abbia mai trascorso. Il pomeriggio, tra un gioco ad eliminazione con la palla di cui ho scordato il nome, un bicchiere di grappa ed una fetta d'anguria, è volato, ed è giunta la sera alla Fonte dell'Aria. Dopo il tramonto mi son ritrovato a girare per le feste e le sagre nei paesi di Colfiorito e Annifo, dove a mezzanotte si è tenuto uno spettacolo di fuochi d'artificio.


Eliminato!
Tramonto dalla Fonte dell'Aria
I fuochi di Ferragosto ad Annifo

Poi si è conclusa la serata tutti insieme al pub, seduti a chiacchierare sorseggiando birra. Chi si sarebbe aspettato di trovare degli amici con cui fare festa. Grazie ragazzi!! Il cicloviaggiatore solitario che trova una compagnia con cui stare assieme, anche se per poche ore, è un viaggiatore felice.
Ed ora?

"Non vorrai mica andare a dormire nella tua tendina, tutto solo nel bosco, con i cinghiali...."
"Che paura!"
"Guarda che fa freddo lassù"

Quasi quasi erano riusciti a convincermi del fatto che non fossi al sicuro nella mia tenda, da solo nel bosco, ma poi alla fine vi sono andato, mi son chiuso nel sacco a pelo ed addormentato in attesa che arrivasse l'indomani.

La tappa di oggi: 46Km e 1700 di dislivello.
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