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giovedì 21 novembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Tredicesimo giorno: stanco dell'avventura?

È il 14 Agosto e mi trovo a casa di un amico aracnide, Tarantola, e della sua splendida famiglia. Son stato accolto molto calorosamente e dopo una faticosa giornata in bici, con il serbatoio del carburante quasi vuoto, ho avuto modo di fare "il pieno" in un ristorante tipico, una taverna dove abbiamo cenato ottimamente. Oltre ad aver ricevuto ospitalità nella loro abitazione, mi è stata offerta anche la cena, così la loro opera di bene nei miei confronti può dirsi completa e grande è la mia riconoscenza ed il debito nei loro confronti. Riparto un po' a malincuore, con la stanchezza fisica che si fa sempre più sentire, e che mi indurrebbe alla resa, allo stop.

Gianluca è un bravissimo fotografo e dopo la colazione, ha voglia di scattare qualche bella foto al mio mezzo super attrezzato, il Surly Ogre verde militare, carico all'inverosimile, impolverato ed usato in maniera intensiva. L'aspetto vissuto, la polvere e lo sporco sono il suo bello.

Perse e la sua Ogre ospiti da Tarantola (foto orme.tv)

Poi, mentre i bambini giocano nella piscinetta, io mi congedo dagli amici e mi rimetto in marcia. Ripercorro la strada fatta la sera di ieri, al contrario, perché ho intenzione di riprendere la traccia dove l'ho abbandonata, risalendo sul Monte Cucco. Ho avuto modo di esaminare velocemente con Tarantola il percorso che andrò a fare ed il verdetto del mio amico è stato: tu sei pazzo, questo sentiero è tecnico.... qua è a spinta...

Da Costacciaro dopo aver fatto il pieno d'acqua alla fontana, svolto a destra ed inizio la salita verso il monte, ma son quasi subito fermo perché alle 12:30 è l'ora del pranzo e nelle borse ho una mega porzione di focaccia ai pomodorini ed alle zucchine. Per questa piccola strada di montagna, transitano alcune automobili, e ricevo qualche occhiata incuriosita, probabilmente per via delle dimensioni della focaccia. Ho una fame incredibile e se non pedalassi, mangerei in continuazione.

Dopo il break mi rimetto a pedalare, cercando di rimanere il più possibile all'ombra degli alberi per sfuggire al caldo che incomincia a farsi sentire in queste ore. Trovandomi nel bosco al momento non riesco a godere di panorami quindi non ricevo una gran ricompensa alla fatica che sto provando. Raggiunta una certa quota, finalmente incominciano a delinearsi le montagne dove mi sto dirigendo ed il valico che mi permette di raggiungere il Pian delle Macinare. Sono luoghi bellissimi, caratterizzati da ampi prati verdi circondati da boschi lussureggianti. Qui si stanno rilassando diverse compagnie: qualcuno riposa beatamente sdraiato sul prato, qualcun altro gioca a pallone, mentre un bambino si fa accompagnare dal nonno a prendere il gelato nel vicino bar. Oggi non ho intenzione di strafare con i chilometri e non mi dispiacerebbe trovare un bel rifugio dove fermarmi. Mi domando se nei pressi del Monte Cucco si trovi qualcosa che possa soddisfare le mie aspettative. Chissà!

Non è comunque ancora giunto il momento di fermarsi. La giornata è ancora lunga ed è il momento di lasciare la facile strada per il "sentiero tecnico" di cui mi aveva parlato Tarantola. Il primo tratto in effetti presenta qualche pezzo a piedi, ma poi la traccia prosegue su un bel single track che riesco a percorrere senza alcun problema anche con la mia ingombrante bici. Il mio timore iniziale lascia spazio al divertimento puro, alle emozioni della guida in MTB. Incrocio qualche escursionista a piedi che mi lascia strada e che prontamente riceve i miei ringraziamenti per la precedenza data. Mi giungono alcuni commenti di ammirazione per il coraggio o l'incoscienza che ho nell'affrontare questo percorso di montagna, con un carico da cicloturista. Non è una cosa banale e me sto rendendo conto.

Mi fermo a bere alla sorgente di "Acqua Fredda" e con un certo sollievo scopro che il sentiero da questo punto si allarga e diviene una più facile sterrata. Poco dopo mi trovo in un grosso casino: dalla quiete del bosco, nel giro di poche centinaia di metri, finisco in una fastidiosa bolgia, nella confusione di auto, moto che gironzolano attorno ai prati di Val di Ranco. Il Rifugio che mi immaginavo è invece un Albergo/Ristorante, con un viavai incredibile di gente. Che confusione! Non se ne parla proprio di fermarsi qua... e a questo punto non mi rimane nient'altro da fare che proseguire.

Giungo così sulla strada che scende al paese di Sigillo, ma la abbandono per una larga sterrata di ghiaia bianca. Queste sono le mie sterratone, i miei percorsi ideali, ma la traccia sul mio GPS è un' altra, si trova ad una quota più bassa e poi risale in una valle selvaggia. No, non posso davvero rischiare di finire su un tratturo, non voglio inguaiarmi un'altra volta e mentre osservo le bellissime creste di queste montagne appenniniche, decido di dirigermi per una via più facile.

Le creste davanti ai miei occhi

Temporali in avvicinamento
La via più facile si dimostra inoltre velocissima e divertente. Pur trovandomi su una strada di ghiaia, finalmente ho la possibilità di mollare i freni e prendere velocità. Come divertirsi con una bici; è così semplice. Incrocio uno con la moto da enduro, ma io sono più figo, ne sono sicuro!
Sono fuori traccia, passo per Vallina, Molinaccio, Colmarischio...  dove sto andando? Cosa sto cercando? Beh, in teoria sarei alla ricerca di un posticino dove fermarmi. Prendo la strada asfaltata principale e mentre sgranocchio le mie riserve di cibo, con pazienza aspetto un segno. Ad un tratto scorgo un segnale con le indicazioni per un agriturismo. Devio per il paesino di Campodiegoli ma con rammarico scopro che l'agriturismo non c'è più. Paesini semivuoti, dove non c'è praticamente nulla, ma la cosa non dovrebbe interessarmi: ho la tenda no? Il materassino per dormire comodi; il fornello, un po' di viveri per farmi da mangiare. Allora qual è il problema? Non so, forse è perché non ho ancora trovato un bel posticino dove campeggiare, oppure perché semplicemente ho voglia di un po' di comfort.

Comunque proseguo per la mia strada. Mi avvicino a Fossato di Vico e a questo punto penso anche alla possibilità di sentire di nuovo Tarantola, intanto sono di nuovo vicino a casa sua e mi piacerebbe stare ancora una sera in compagnia. Poi mi dico di no, è meglio andare avanti verso i Sibillini, e poi che stupido sarebbe ritornare al punto di partenza dopo un giorno di viaggio; che cicloturista della domenica!

Per ricongiungermi alla traccia pianificata, in teoria dovrei salire di quota, ma di certo a quest'ora, con una perturbazione in arrivo, sarebbe rischioso ed inutile, così continuo su asfalto, mentre faccio scorrere sulla cartina del GPS le possibile vie d'ascesa da prendere il giorno dopo. Giungo a Serradica e faccio scorrere tutte le abitazioni, le vetrine, alla ricerca di un alberghetto, un bar, una pensioncina... nulla di tutto ciò.

Poi arriva il secondo segnale di un agriturismo, con la stessa grafica di quello inesistente. Ci provo comunque e salgo per una ripida stradina asfaltata che mi porta ad una abitazione. Suono al campanello e dopo un minuto ecco mi si presenta una signora. Le chiedo la disponibilità di un posto dove alloggiare, dove piantare la tenda... qualsiasi cosa. La struttura "ufficiale" dell'agriturismo è al completo, ma la signora ha disposizione una specie di rimessa con una cameretta, bagno e una bozza di cucina. Se mi accontento, posso fermarmi qui. Ho qualche comfort a mia disposizione e direi che anche questa volta mi è andata bene. Innanzi tutto mi faccio una bella doccia calda, e poi penso alla cena. Un bel piatto di pastasciutta è quello che ci vuole, poi ho qualche pesca messa male per le botte prese durante il viaggio, così decido di cuocerla e di prepararmi una sorta di dolce alla frutta. Mai mangiate le pesche cotte? Sono dolcissime!

La mia sistemazione

Gli occhi mi si chiudono; mando qualche sms agli amici, poi mi corico e mi spengo. Fuori sta piovendo, ma io sono al riparo; la biancheria è stesa, la pancia è piena, e domani si pedala.

Oggi sono stramazzato nel letto dopo 58Km e 1600mt di dislivello. Potevo fare di meglio.
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