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venerdì 6 dicembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Quindicesimo giorno: Castelluccio, dove sei?!

"Dov'è che vorresti andare?" Questa è la domanda che mi era stata posta dai ragazzi conosciuti alla Fonte dell'Aria con i quali ho poi trascorso un bellissimo ferragosto. Dopo aver accantonato la questione, questa mattina è l'ora di risollevarla, di ricaricare la bici dei bagagli e ripartire.
Prima però devo sistemare la camera d'aria della ruota anteriore, forata, nella notte, da una spina che ritrovo ancora conficcata nel copertone. Dopo di che la mia avventura può continuare, su una ripida strada sterrata che costeggia le pendici del Monte Castello; un monte minore che però visto dal basso incute comunque un certo timore. Un conto è spalancare il gas con la moto da enduro, un altro è portarvi sulla cima una bici di 40 Kg con le proprie forze.

"Stranamente" poco dopo mi ritrovo a spingerla, lungo una strada ripida e dissestata che man mano che avanzo, si perde nel bosco e in un prato. Nulla da fare; non sono distante dalla mia traccia, ma raggiungerla è alquanto difficoltoso, soprattutto per la mancanza di un percorso ben segnalato, da seguire. Son così costretto a ritornare indietro per un pezzo ed imboccare un'altra strada. Quest'ultima sembra un po' più marcata e seppur la stia percorrendo a piedi, al fianco dell'immane fardello, sono un po' più sereno per il fatto di trovarmi nella giusta direzione per incrociare il percorso che mi ero prefisso inizialmente. Supero un piccolo appezzamento di terra in cui pascolano alcune scarne vacche e finalmente mi ritrovo in traccia, su una bella strada bianca che sale verso il Monte Tolagna.

Con una ritrovata tranquillità e soddisfazione, inizio la bella e regolare salita, mai troppo ripida, che mi porta ad una quota ideale per godere di un bel panorama sulla valle ed i paesi che ho appena salutato. Perché scegliere una via simile, così difficile, anziché la strada più comoda e sensata? Una foto è forse in grado di rispondere alla domanda?
Quassù è bellissimo... non trovate?
A posteriori, guardando la mia traccia, mi accorgo che nell'ottica di un lungo viaggio, ha ben poco senso salire su un monte per poi ridiscendervi poco dopo, ma così ho fatto e probabilmente lo rifarei.
Purtroppo le strade che rimangono in quota sono così rare da queste parti. Passo di fianco ad una costruzione, vicino alla quale vedo due uomini occupati con dei lavori di recinzione, finendo con l'attirare la loro attenzione.
Di nuovo mi viene posta la domanda:

"Dov'è che vorresti andare?"
"Sto seguendo il sentiero europeo per Castelluccio da Norcia; va bene per di qua?" domando.
"Supera questo monte... la direzione è corretta" rispondono cortesemente i due pastori.

Li saluto e proseguo per la mia via, salendo per degli ampi prati rinsecchiti dal caldo sole estivo, trovandomi in un ambiente incredibilmente ampio, ventoso, che infonde una grande sensazione di libertà. Mi lancio in discesa e se non avessi tutta questa zavorra addosso, magari riuscirei anche a spiccare il volo e ad arrivare in planata sulla piana di Castelluccio.

Vano tentativo di decollo
Invece no, il mio sogno viene bruscamente interrotto di fronte all'ennesima rampa impossibile. Mi stramaledico perché non ne posso più di spingere la bici, ed in questo modo, su e giù da ogni collinetta della zona, non ho più intenzione di proseguire. Un momento fa ero al settimo cielo, in procinto di spiccare il volo, ed ora quasi quasi mi metto a piangere. Prendo la strada in discesa, con l'intenzione di scegliere una via più semplice di quella che mi ero disegnato al computer.
Passo per alcuni paesi, presso i quali cerco qualsiasi attività commerciale dove possa trovare ristoro: nulla di nulla. Possibile che in questi paesi non abbiano un bar, un alimentari un panettiere? Dov'è che compera il pane questa gente? Mi sento debole, spossato, e ho una fame incredibile. Fortunatamente a Riofreddo c'è una sorgente e oltre a riempire le borracce, ne approfitto per mangiare. Non resisto più e per non finire a terra esanime, decido di cucinarmi qualcosa: metto su il pentolino e mi preparo una zuppa di legumi. È roba potente che mi infonderà sicuramente energie.

Zuppa di legumi in preparazione
Proseguo e giungo a Fenatre. Tutti questi son paesini caratteristici, bellissimi, affascinanti, ma sono completamente sprovvisti di luoghi di ristoro, a parte qualche fontana. Poi arriva la discesa e una volta a valle, a circa 500 metri di quota, mi imbatto stranamente in una Pizzeria/Ristorante intitolata al Pescatore. Un Pescatore nel bel mezzo dei Sibillini? Si tratta di un pescatore di trote d'allevamento. Qualcuno ha detto pizza? Si ma a pranzo non c'è. Divoro comunque due enormi panini farciti con insalata pomodoro e mozzarella, con una birra media e caffé finale. Ora sono contento e con la pancia piena, pronto per ripartire. Salgo su strada sterrata evitando la comoda asfaltata, ma giunto a Sacco Vescio, nuovamente di fronte ad una strada impossibile da percorrere con la mia bici carica, opto per proseguire lungo la valle passando per Preci, Piedivalle, Campi, cercando di tanto in tanto una via per salire di quota fin sui monti. Purtroppo però devo rinunciare ai miei intenti perché le strade che incontro son troppo ripide ed io non ho più le forze per affrontare certe pendenze.

San Salvatore
Campi
Madonna Bianca
Seguo dunque le indicazioni del percorso ciclabile che conduce a Norcia; tracciato su terreno misto, asfalto, sterrato, a volte anche duro e ripido. Per rendere l'idea, ho vissuto un momento di sconforto anche lungo questa "pista ciclabile", costretto a piedi per diversi metri, in un tratto dalla pendenza impossibile. In mio aiuto è giunta provvidenziale una pianta di prugne selvatiche, e dopo essermi addolcito la bocca con i suoi frutti, ho ripreso a pedalare. Non sono arrivato a Norcia, ma ho proseguito, sempre su percorso ciclabile, verso San Pellegrino, fino ad incrociare la strada statale per Castelluccio. È giunta l'ora di mischiarsi alle auto, ma il traffico non è poi così fastidioso e sull'asfalto vado come un razzo! È ormai sera, il sole sta scendendo verso l'orizzonte, ma ormai non posso più fermarmi e continuo deciso verso Forca Canapine. Salgo decisamente di quota, ma in modo  graduale. A quota 1400 sono di fronte ad un bivio: a sinistra per il Rifugio Perugia, a destra verso il passo. Scelgo il rifugio e intorno alle 19, dopo quasi 80Km e 2700 metri di dislivello, finalmente posso fermarmi e riposarmi.
Il Rifugio è praticamente un albergo da tanto è attrezzato e confortevole: sono a dormire in una camerata, ma la maggior parte degli altri ospiti ha scelto la camera singola. Dopo una fantastica doccia, scendo nella sala per la cena. Qui ho potuto gustare diversi piatti tipici della zona, preparati con cura e che mi hanno soddisfatto pienamente. Dopo di che è arrivato il meritato riposo. Domani, finalmente, Castelluccio!
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