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sabato 11 gennaio 2014

Vacanze 2013? Appennini! · Diciasettesimo giorno: ripartenza verso il Gran Sasso

Si sta bene in vacanza, vero? In completo relax nel Rifugio Colle le Cese, coccolati dai comforts della struttura, sfogliando riviste di montagna, e raccontando il proprio viaggio ad una compagnia di ragazzi, scaldandosi il cuore con qualche bicchierino di grappa. Non è sempre così tutto facile, ed oggi riparto verso sud ed il Gran Sasso.

Su asfaltata raggiungo Forca Canapine e da qui devio subito su sterrata. Incontro immediatamente degli escursionisti a piedi che occupano tutta la carreggiata, chiedo gentilmente strada, e mentre li saluto non posso fare a meno di notare qualche espressione di stupore sui loro volti. Anch'io sono stupito del fatto che le mie gambe riescano ancora a spingere questo immane fardello; quanto durerò ancora?

Vacche libere
L'ambiente è come sempre stupendo e mi fermo ad ammirare un gruppo di bovini che si dirige ad abbeverarsi presso alcune pozze naturali. Poco dopo incontro due signori a cavallo, con cappello da ranger, che mi salutano gentilmente. Ho proprio la sensazione di essere ben accetto in questi luoghi, su queste strade, e la cosa mi rende felice.

Non sono allo stesso modo felice per le borse posteriori che ad ogni minima asperità, sballonzolano e rumoreggiano molto fastidiosamente. Mi fermo e cerco di fissarle il più saldamente possibile con delle cinghie supplementari, ma la situazione non migliora di molto. Le strutture portanti delle Ortlieb, seppure robuste, ne hanno passate di tutti i colori e sono visibilmente deformate, così come i ganci di fissaggio. Decido di abbassare un po' la pressione delle gomme per sobbalzare di meno su queste strade sterrate e mi accorgo ben presto che in questo modo il comfort è molto maggiore, ma c'è un rischio.

Prontamente come volevasi dimostrare arriva la pizzicatura, smonto la camera e la riparo, riportando la pressione ai soliti valori di sicurezza. La discesa termina ad Accumoli, dove prendo la direzione sbagliata e mi ritrovo su una grossa statale che fortunatamente ha delle banchine transitabili, che mi permettono di viaggiare a debita distanza dalle auto. Al primo svincolo esco e mi ritrovo sulla strada che avrei dovuto imboccare fin da subito, lungo il fiume Tronto. Ad un tratto però, appena dopo alcune abitazioni, la carreggiata è bloccata da una transenna con il cartello di divieto di transito. Decido comunque di proseguire ed indagare fino in fondo, male che vada dovrei tornare indietro di qualche chilometro, ma l'alternativa è fare la statale e l'idea non mi alletta per niente.

Poco dopo capisco il problema, una frana e diversi smottamenti, ma con la bici si passa ovunque senza problemi. Faccio il mio ingresso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e arrivo ad Amatrice. Il paese è una sorpresa per me per il viavai di gente, di turisti, il traffico d'auto. Sicuramente merita una visita, ma dopo aver fatto un po' di spesa al supermercato, decido di passare oltre, proprio a causa del caos che mi infastidisce. Proseguo per un po' ed entro nel paesino di Cornillo Nuovo e cosa vi trovo? Una festa di paese. La banda sta suonando in piazza ed io mi fermo qualche minuto ad ascoltarla, mentre su di me arrivano gli sguardi incuriositi di diverse persone.
Avrei voglia di mangiare e pochi metri più avanti, trovo una bella fontana antica dove decido di fermarmi per prepararmi il pranzo. Mentre bolle l'acqua per la pasta arriva un ragazzo che è curioso di sapere da dove provenga e mi dà la sua disponibilità nel caso mi servisse qualcosa. Nel frattempo si ferma un altro ragazzo molto giovane che guarda con interesse la mia bici e mi ascolta con attenzione mentre spiego a grandi linee il mio viaggio cicloturistico e di come sia bello viaggiare in bici. Ho visto gli occhi di questo giovane accendersi ed è parso subito evidente che in lui era viva una bella passione per la bicicletta e quanto avrebbe desiderato fare un viaggio come il mio. Gli auguro di averne un giorno la possibilità.

La fonte a Cornillo Nuovo
La pasta è pronta e oggi il condimento è a base di pesto: chissà se si ripresenterà più tardi.
Mentre mangio, da un portoncino di una casa limitrofa alla fonte, esce un signore con in mano qualcosa, si avvicina a me e mi lascia due frutti. Lo ringrazio tanto e lui mi offre la sua disponibilità nel caso abbia bisogno di altro. Gli rispondo: "Ho una sorgente d'acqua freschissima, qui davanti a me, ho già tanto". "Si però la birra è più buona, ti porto una birra?" Non ho intenzione di approfittare della generosità di queste persone, e rifiuto la birra, ma poco dopo vengo invitato in casa per bere un caffè e faccio la conoscenza della famiglia intera. Un'accoglienza simile non l'avevo mai ricevuta prima d'ora e mi trovo in una situazione che mi mette un po' in imbarazzo. Entro pochi minuti verrà pronta la pasta, e vengo invitato a mangiarne un po' in compagnia, ma dopo aver sorseggiato un bicchiere di vino bianco, mi congedo dalla gentile famiglia con tanti ringraziamenti. Un'esperienza che mi ha colpito profondamente.

Rimonto in sella e riprendo a salire nelle ore più calde della giornata, fortunatamente sono parzialmente protetto dalle fronde degli alberi. Dopo qualche tornante su asfalto decido di lasciare la via più comoda per lanciarmi nuovamente all'avventura. La strada promette bene ma appena dopo un bivio, superata una recinzione per il bestiame, il percorso diventa sempre più difficoltoso e alla fine la strada si perde nel nulla. Ahimè un vicolo cieco.

Fondo stradale
A malincuore sono costretto a ritornare indietro e questa volta, al bivio incontrato precedentemente, mi immetto sulla strada più ripida, ma probabilmente giusta.  Spingo per qualche metro poi risalgo in sella, dove la strada diventa meno marcata, una debole traccia nell'erba. Poi alla fine recupero anche i segni bianco e rossi e li seguo senza indugiare, diretto verso il lago di Campotosto. Ad un tratto dalla boscaglia appaiono due cani pastore piuttosto innervositi che cercano di allontanarmi abbaiando e venendomi incontro. Eppure di pecore non ne ho viste. Ad un tratto mi volto verso di loro e gli grido qualcosa di indefinito per farli allontanare, e proseguo per lo stradello finalmente da solo.

Raggiunto l'asfalto, tiro un sospiro di sollievo e mi rimetto a pedalare. Lungo la strada ad un tratto vedo una bancarella con le spine della birra, la supero di slancio, poi mi fermo e torno indietro. Una freschissima weizen era proprio quello di cui avevo bisogno. Dopo questa meritata pausa, mi rimetto a pedalare e ad un bivio mi lancio in discesa verso il paese Ortolano. Ad un tratto la bici sbanda paurosamente e rimango in sella per miracolo. La ruota anteriore ha perso parecchia pressione e per poco, in curva, il copertone non finiva per stallonare dal cerchio. Mi fermo a bordo strada e riparo l'ennesima foratura da spina (non la spina della birra).

Una volta ad Ortolano, mi trovo di fronte ad un altro lago da cui parte la strada che sale lungo la valle del torrente Chiarino, la via che ho scelto di percorrere per avvicinarmi al Gran Sasso rimanendo il più possibile lontano dalle auto. Probabilmente stasera mi fermerò in qualche punto lungo il torrente.
Sebbene la strada sia "teoricamente" sbarrata e l'accesso sia consentito solo alle persone autorizzate, nella realtà sembra che chiunque possa salire in auto lungo questa bellissima valle. Finalmente giungo presso una spiazzo, una vasta area picnic che a quest'ora è completamente sgombera. Pianto la tenda, mi lavo al torrente, e mi preparo la cena. Visto che ci sono diversi focolari, mi accendo il fuoco  che diventa un mio alleato per combattere la frescura della sera, prima di infilarmi in tenda, nel sacco a pelo.

L'accampamento
Il torrente Chiarino


Soddisfatto per la giornata ricca di emozioni e momenti avventurosi, dopo 67Km e 1500mt di dislivello, cullato dal rumoreggiare del torrente Chiarino, mi addormento e sogno il Gran Sasso.
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