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lunedì 17 febbraio 2014

Vacanze 2013? Appennini! · Il ritorno a casa

Dopo la notte presso l'ostello, la mattina seguente riparto diretto alla stazione ferroviaria di Popoli. Il cielo è grigio e minaccia pioggia e spero vivamente di non bagnarmi gli unici vestiti pseudo civili che ho per il viaggio. Utilizzo la biglietteria elettronica per fare il biglietto per Pescara e pago i pochi euro della corsa ferroviaria con la carta di credito; è veloce e comodo. È un metodo nuovo, che non ho mai avuto occasione di provare, piuttosto semplice ed intuitivo e non è necessaria avere una particolare dimestichezza con la tecnologia per avere il biglietto desiderato. L'unico problema è la bici per cui non compaiono opzioni sul display, così penso di fare un biglietto per il cane, per essere sicuri di non fare incazzare qualcuno.


Il treno arriva puntuale e salgo sulla prima carrozza che mi si presenta di fronte. Il vagone ha l'accesso a livello della banchina ed è quindi facile salirvi con la mia bici carica di bagagli. La struttura predisposta per le bici è occupata da una persona appisolata, quindi appoggio la bici in un altro punto e mi accomodo, si fa per dire, su un seggiolino minuscolo, di quelli a scomparsa. Va bene, intanto ho fatto 20 giorni seduto su una sella e non sarà di sicuro questo seggiolino a procurarmi qualche fastidio al sedere.

Son seduto da pochi minuti ed ecco arrivare una "tipa". Mi chiede il permesso di sedersi sul seggiolino di fronte al mio. Che problema c'è, che si sieda pure...
Beh, la simpatica signorina non ha mai smesso di parlare con me per un solo istante. Mi ha riassunto la sua vita, le sue avventure, spero per lei inventate, come quella volta che si è persa con degli amici in montagna e ha passato una notte all'addiaccio prima di essere salvata dal soccorso alpino. Mah!

Poi arriva il controllore che mi sgrida per aver fatto il biglietto per il cane, quando invece ho la bicicletta e avrei speso di meno facendo il giornaliero per la bici. Cioè, l'unica volta che trovano un "generoso", questi si incazzano. Vabbé.

Anche un viaggio in treno ha il suo perché, le sue peripezie, le sue fatiche. In breve tempo giungo a Pescara dove mi reco presso la biglietteria questa volta per parlare di persona con il signor bigliettaio. La stazione è molto grande e c'è traffico. Faccio pazientemente la coda e nel frattempo osservo una signora che ha trovato il modo di litigare con la macchinetta automatica, la quale le chiede altri soldi, quando lei in precedenza aveva calcolato un'altra somma, probabilmente errata.
Arriva il mio turno e assieme all'operatore, molto collaborativo, riusciamo ad individuare una soluzione di viaggio che mi permette di raggiungere Piacenza con la bici (un bagaglio particolarmente ostico per chi desidera utilizzare il treno).

Il mio treno parte verso le 11 in direzione Ancona, poi dovrò cambiare e salire quello che arriva a Piacenza per le 19. Faccio così in tempo a fare un giro per Pescara e cercare un posticino dove mangiare un boccone prima del viaggio. Percorro uno dei viali principali, lungo i quali sta passeggiando diversa gente, che passa curiosa da un negozio all'altro. Io vado diretto al sodo e mi parcheggio presso una pizzeria al trancio. Ordino due bei pezzi di pizza ed una birretta e mi metto tranquillo, seduto ad un tavolino all'esterno. È una seconda colazione che deve fare anche da pranzo fino a stasera, fino a casa.

Sono veramente rilassato e dopo lo spuntino mi avvio verso la stazione. Ad un tratto incontro un cicloturista e lo saluto. Lui contraccambia ed iniziamo una conversazione in inglese. Il mio punto debole: la conversazione; in inglese poi? Ci presentiamo e Jean Noël, proveniente dalla Francia, ed in giro per l'Italia da diversi mesi, mi dice subito che è rimasto stupito dal fatto che l'abbia salutato e mi sia messo a parlare con lui. Da quanto mi racconta, in Italia ha incontrato parecchie persone diffidenti, poco propense perfino al saluto. Probabilmente è stato poco fortunato, ma posso immaginare la sensazione di disagio che può aver provato questo ragazzo, sentendosi in un certo modo rifiutato dagli altri, per quale motivo poi?

Jean Noël a Pescara
Saluto Jean Noël e mi avvio verso la stazione; prima però scatto una foto per il mio amico Giaz, appassionato di locomotori d'epoca. Il mezzo è così lungo da costringermi a fare una panoramica.


Una volta salito sul treno, appesa la bici nel vagone riservato, mi trovo una poltrona e mi preparo psicologicamente a diverse ore di noia. Mando qualche sms col mio telefonino catorcio, mi scasso un po' con un pallosissimo giochino e osservo il viavai di passeggeri fino ad Ancona. Qui ritorno in azione per il trasbordo su un'altro treno. Che fatica! Ti tocca scendere dalle scale con tutto il malloppo, e poi risalire all'altro binario sollevando bici e bagagli contemporaneamente. Una mazzata insomma. Però va tutto bene e trovo subito il posto sia per me che per la bici.


Appena seduto arriva un signore marocchino che sta parlando al telefono e che interrompe momentaneamente  la conversazione telefonica per chiedermi il permesso di sedersi vicino a me. Naturalmente, il posto è libero. Con l'altra mano regge una borsa di plastica con delle bottiglie di vetro che si mettono a tintinnare mentre lui si siede. Trascorrono pochi minuti e la telefonata finisce, nel frattempo io continuo il mio stupido giochino sul telefono.
Continuo fino a quando mi viene passata una lattina di birra. In un primo momento faccio il timido e rifiuto, poi dietro l'insistenza di Braim, mi metto a sorseggiare moretti in sua compagnia. (No, non sono stato io a sbagliare a scrivere, ma qualcun altro, tempo fa, all'anagrafe, si dimenticò una "I" per strada).
Alla fermata successiva sale una ragazza con un bagaglio enorme, Braim è il primo a giungerle in aiuto e poco dopo lei si siede vicino a noi. Inizia così una simpatica conversazione a tre, in cui ovviamente il simpatico marocchino è il protagonista. Quando io inizio la seconda lattina, anche Laura (non ricordo più il suo nome!) deve aprire la sua. Braim nel frattempo è passato alla bottiglia da 66cl e poco dopo va a farsi un giro per fumarsi una sigaretta.
Il viaggio in compagnia è tutta un'altra cosa ed il tempo scorre molto più piacevolmente. Io nel frattempo ho avuto modo di sentire Giaz che si offre di darmi un passaggio fino a casa venendo a prendermi in auto a Piacenza. Troppo gentile davvero, e approfitto volentieri della sua gentilezza, anche se ovviamente non avrei avuto problemi a fare un po' di argine del Po fino a casa.

Nei pressi di Bologna saluto i miei compagni di viaggio e faccio l'ultimo tratto fino a Piacenza da solo, osservando fuori dal finestrino la pianura scorrere velocemente davanti ai miei occhi. Quanto tempo per arrivare fin giù in Abruzzo e poi in mezza giornata, nemmeno con il mezzo di trasporto più   rapido, sono di nuovo nella pianuraccia padana.

A Piacenza abbraccio l'amico Giaz e si ritorna a Cremona. Beh, un po' sono felice di essere di nuovo qua, a casa. Sono felice per quello che son riuscito a fare, ed orgoglioso di me stesso. Si, al momento queste sono le esperienze che più mi rendono felice e che mi danno la gioia di stare su questo mondo.  
Ora però lo spasso è finito e si ritorna a lavorare, fino al prossimo week end, fino alla prossima avventura in miniatura.

Ecco cos'è che ho fatto:

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