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lunedì 19 maggio 2014

Tuscany Trail_2014_2° giorno

Dopo la serata ristoratrice, e la bella notte di sonno, ci si sveglia e ci si prepara per la colazione presso l'albergo di Bagni di Lucca, alle 7:30 del mattino. Il buffet è ben fornito e Paolo Bertelli può scatenarsi come gli piace, tra torte e affettati, mischiando sapori, mostrandoci tutta la sua abilità di "maestro, campione di colazioni".

Poi si cerca di partire, con l'obiettivo di macinare tanti chilometri, di bruciare tappe, pedalare là dove nessuno ha mai pedalato prima, per avvicinarsi sempre più alla meta. Iniziamo subito con un lungo tratto su asfalto, seguendo il corso del torrente Lima, che in alcuni punti scorre in intricati e caratteristici meandri scavati nella roccia. Passiamo per Popiglio, paese in cui si trova un lunghissimo ponte pedonale sospeso che si collega al vicino paese di San Marcello Pistoiese.

L'abbondante colazione non è bastata e allora si prende un caffé: un americano? Oppure un orzo in tazza grande? Non avete magari il ginseng? È sempre uno show. Le soste non sono mai brevi, rapide, indolori, ma come niente si arriva a star fermi mezz'ora. Faccio due chiacchiere con il titolare del bar, al quale spiego cos'è il Tuscany Trail e come reperire informazioni tramite internet.

Poi finalmente si riprende a pedalare e a salire, fino al raggiungimento del Passo dell'Oppio, punto in cui trovo della segnaletica CAI con indicato il sentiero 00. Mi torna in mente il mio viaggio Appenninico del 2013 e non posso esimermi dal percorrere un breve tratto di questo sentiero, intanto che il gruppo si ricompatta. Mi sembra di avere energie da vendere ed un pezzo di strada in più non mi spaventa affatto. Poi si ridiscende su asfalto fino al momento in cui, dopo una svolta che ci fa abbandonare la strada principale, ritorniamo a pedalare su sterrato, in un verdissimo bosco di faggi.

00 - Faccina

Pigozzi

Il Baffo in single speed

La sterrata, a tratti ripida e da percorrere a piedi, ci porta al passo dell'Incisa. La mulattiera diviene sentiero, che in certi punti si inerpica bruscamente, in altri diventa piacevolissimo e più semplice, pur continuando a salire. Il tempo per il momento regge, anche se il cielo è grigio; l'aria è fresca e questa atmosfera verdeggiante ci accompagna a lungo.




Pur con tutte queste difficoltà, costretti a spingere le nostre bici cariche, il morale è sempre altissimo e la fatica quasi non si avverte, tra una battuta di Bertelli, un urlo del Baffo e le risate di tutti quanti.
In prossimità del Passo della Collina però, ormai prossimi all'ora di pranzo, qualcuno incomincia a borbottare: "fameeee... fameee..." e presto si presenta l'occasione per sedersi a tavola. Un piatto di pasta nessuno ce lo può levare e con magna soddisfazione ci accomodiamo presso il ristorante tipico, proprio in cima all'antico valico appenninico.
Siamo tutti affamatissimi e dopo il primo piatto di tagliatelle ed una porzione di polenta con i funghi, ordiniamo un'ulteriore porzione di pasta. Il ciclismo mette appetito e non ci piace pedalare a pancia vuota. Al tavolo con noi, i nostri fidi compagni di viaggio Martino e Daniele, giunti fin quassù non senza difficoltà, pur essendo in auto. Martino addirittura rinuncia al pranzo perché ancora indisposto per le curve della strada.


Quello che non ci voleva, era avere nella stessa sala, un gruppo di motociclisti enduristi, iettatori, che ad un certo punto, proprio nel momento in cui stiamo uscendo dal locale, se ne escono con la frase "ancora poco e poi inizia a piovere". Nello stesso istante, come accade nei più spaventosi films dell'horror, avvolti da un'atmosfera cupa e grigia, un tuono fragoroso ci ha scosso tremendamente. Accidenti a voi, annunciatori di sventura.

Indomiti, noi abbiamo sfidato con decisione le avversità climatiche e ci siamo inoltrati nella bellissima Riserva Naturale dell'Acquerino.



La pioggia ha atteso ancora un po' prima di manifestarsi in tutta la sua intensità, proprio allo scoccare dell'ora stabilita dagli iettatori sgasatori, nel momento in cui stavamo per iniziare la discesa su single track, appena dopo la Cascina di Spedaletto.

Cascina di Spedaletto

Paolo e Tarantola - Singletrack sotto la pioggia

Singletrack

Il tratto, inoltre, attraversa un pendio decisamente scosceso, per cui è oltremodo necessaria cautela e attenzione. È così buio che  faccio fatica a vedere il display del gps, per cui mi devo fermare a regolarne la luminosità; in quel momento ci raggiungono i motociclisti, che esordendo con un simpatico "ve l'avevo detto" proseguono il loro monologo spiegandoci dove andare, quale sentiero imboccare, mentre noi non aspettavamo altro che se ne andassero per proseguire.
Chi disponeva dell'abbigliamento antiacqua, l'ha indossato, cercando la massima protezione dalle forti intemperie, e poi è iniziato lo show: una discesa infinita, su sentiero, poi su mulattiera, nel fango, su un fondo sassoso, viscido, tra rivoli d'acqua sporca che scendevano da ogni parte, e poi attraverso una frana dove i nostri piedi sprofondavano completamente. Tutto questo è avvenuto senza pastiglie dei freni, smangiate in men che non si dica, urlando come pazzi per l'adrenalina e la follia che avevano preso il sopravvento su di noi. Una discesa memorabile che ci ha portati fino in paese a Montemurlo.
Una volta scesi in paese, avremmo potuto pedalare ancora un po', almeno fino a Prato, con la pioggia che ormai era cessata, ma le nostre condizioni erano talmente pessime; bagnati, infangati, infreddoliti, e senza freni, da costringerci allo stop.
È entrato in azione Paolo Bertelli che è riuscito, tramite iPhone ad individuare e prenotare delle stanze libere proprio a Montemurlo. Così, poco prima delle 18, ci fermiamo nella Locanda "La Rotonda", il nostro rifugio per questa sera.

Da Firenze, giunge inattesa e molto gradita, la visita di Elena, che ci terrà compagnia per tutta la serata, trascorsa piacevolmente in pizzeria. Qui si è formata una bella tavolata di amici, e si è cenato in un'atmosfera di festa.

Percorsi  in due tappe 160 Km e più di 4000 metri di dislivello, ci prefiggiamo "idealmente" di incrementare i chilometraggi nei prossimi giorni, anche se sembra sempre più remota la possibilità di giungere al termine di questo viaggio nella giornata di domenica. Il viaggio dei Lobos, pur con tutte le difficoltà del tempo avverso, e di un percorso impegnativo, riesce a rimanere piacevole e divertente, come una vera vacanza cicloturistica. L'unico mio dubbio è: se si riuscissero ad accorciare certe pause, si riuscirebbe a pedalare di più, senza sfociare nel territorio di un'impresa estrema?
Oggi per strada abbiamo perso Raffaele e Michele... sigh! 

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