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giovedì 3 luglio 2014

Tuscany Trail_2014_3° giorno

Terzo giorno. Ci si sveglia dopo una notte a rigirarsi nel letto più scomodo del pianeta, con la testa infilata tra due cuscini nel tentativo di tamponare i rumori molesti provenienti dai compagni di stanza. Finalmente ci si può alzare e preparare per una nuova giornata in bici; ma prima c'è bisogno di una abbondante colazione. Ci eravamo illusi che qui alla "Rotonda" venisse offerta una varietà di biscotti e torte, di pani e marmellate, di affettati e formaggi, come nei sogni di Bertelli, ma per l'esigua somma spesa, ci dobbiamo accontentare di una modesta colazione.
Dopo di che bisogna fare un po' di manutenzione alle bici, dopo il tremendo pomeriggio sotto l'acqua, pedalando in torrenti di fango. Cambiamo le pastiglie, dov'è necessario, oliamo la catena e dovremmo essere pronti per partire. Le operazioni di manutenzione, riposizionamento delle borse sulla bici rubano un bel po' di tempo in più di quello che avrei immaginato e quando siamo pronti per partire, dal cielo iniziano a scendere alcune gocce di pioggia. Indosso lo spolverino e sono pronto, ma Bertelli sente la necessità di proteggersi meglio dal maltempo, con pantaloni, guanti e copriscarpe. Dopo un po' non riesco più a stare fermo e lentamente mi avvio, intanto i miei amici sono pienamente autosufficienti con il navigatore. Andrea parte con me, e dopo qualche centinaio di metri, ci fermiamo in un negozio di bici per dare un po' più di pressione ad una gomma. Nel frattempo arrivano gli altri, ma io sto vivendo un attimo di insofferenza e parto. La pioggia non mi dà fastidio, invece una signora in macchina che, pur vedendomi, mi taglia la strada, mi fa saltare i nervi. Le lascio l'impronta della mia scarpa sull'auto.
L'ingresso della pista ciclabile non è bel segnalato e decido di fermarmi per segnalare ai miei amici la deviazione. Il percorso in direzione Prato è un po' tortuoso fino a quando non raggiungiamo il fiume Bisenzio lungo le cui sponde si trova una bella pista ciclo pedonale. La pioggia è cessata ed al momento riusciamo a pedalare senza intoppi.
Ma c'è ancora un nodo da slegare nella mia mente: il problema del rientro a Cremona, al lavoro. È sabato, la settimana sta finendo e la nostra comitiva non è ancora a Firenze. Continuando di questo passo quando arriveremo alla fine del percorso? Lunedì, martedì al massimo, dovrei ritornare al lavoro, e quindi sto pensando ad un rientro anticipato.
Abbandonata la ciclabile del Bisenzio, ci ricongiungiamo con quella dell'Arno, un bel percorso sterrato che ci permette di raggiungere la città di Firenze lontano dal traffico delle vie automobilistiche. Siamo sulla Ciclopista del Sole, ma il cielo è molto nuvoloso e non appena entriamo in città, incomincia a piovere molto forte. In centro, in piazza del Duomo, ci aspettano Martino e Daniele, e sono determinato a raggiungerli malgrado tutto, anche se dal cielo sta cadendo una bomba d'acqua tremenda.
Con un clima simile mai mi sarei aspettato di trovare così tanta gente, ammassata per le strette vie lastricate e nella piazza, una miriade di variopinti ombrellini e mantelline di plastica, un caos da cui vorrei fuggire al più presto.
Come se non bastasse al Pigo capita un guaio quando, in frenata, la ruota anteriore fuoriesce dalla sede della forcella e si incastra nel telaio. Fortunatamente a Michele non succede nulla, ma il disco del freno ha accusato il colpo e si è piegato. Inutilmente tento di raddrizzarlo con una piccola pinza e per permettere alla ruota di girare liberamente è necessario rimuoverlo.
Mentre aspettiamo che il temporale si plachi e che Martino finisca le riprese ad Andrea, Michele ci comunica il suo abbandono. Il nostro caro Pigo deve ritornare a casa e qui a Firenze c'è la possibilità di trovare diversi treni. Se proseguisse ulteriormente, la faccenda del rientro si complicherebbe.
In questo momento delicato, le mie preoccupazioni si ripresentano in maniera sempre più viva, complice il disagio per la pioggia, la ressa di gente attorno a noi. Paolo "Il Conte" pensa di ritirarsi in un albergo perché con queste condizioni meteo non si può proseguire. Io invece penso che la pioggia sia fastidiosa, ma che non sia un problema tale da costringere dei bikers a fermarsi, ma purtroppo con così tanti chilometri davanti a noi, o ci si mette a pedalare, o non si va da nessuna parte...
Sono fermo da diversi minuti ed ora incomincio ad avere freddo, e sto pensando seriamente di seguire il Pigo e fare rientro a casa.

Sono le 11:30 e finalmente ci muoviamo da Firenze, salendo lungo la strada che conduce e Piazzale Michelangelo, quando nei pressi di un campo di atletica ci imbattiamo in un locale, un ristorante dove decidiamo di fare una sosta utile per mangiare e riordinare le idee. Invadiamo il bagno del locale, dove appendiamo i nostri indumenti bagnati un po' ovunque, approfittando dell'ospitalità e la pazienza infinita dei ristoratori. Ovviamente mangiamo come se fossimo a digiuno da diversi giorni, con una fame inestinguibile. Ordiniamo primi piatti, insalatone miste, birre artigianali, in un'atmosfera di gioia che pochi minuti prima, nella affollata piazza di Firenze, non riuscivo più a distinguere, con la mente annebbiata da problematiche che non avrei dovuto neppure tenere in considerazione.
Sono con i miei amici Lobos, una banda di allegri pedalatori e amanti delle comodità, delle mangiate e bevute in compagnia; per quale motivo dovrei rinunciare a tutto questo e ritornare a casa. Almeno fino a domani sera voglio pedalare, poi si vedrà.

Invece dobbiamo salutare il nostro amico Pigozzi che rientra "sul serio" a casa e che molto presto diventerà papà! Tanti Auguri Michele! Salutiamo anche Elena che ci ha fatto compagnia in questi giorni e che sicuramente starà pensando: "Ma che razza di ciclisti sono questi qua!".
Si riparte con il tempo che sembra essersi sistemato un po'; la pioggia è cessata e nel cielo si aprono spiragli tra le nuvole, da dove si intravede il cielo azzurro.
Ripartiamo in salita e sono subito assalito da vampate di calore, un po' per il cibo, un po' per il caldo umido che sale dall'asfalto; mi apro la maglietta e abbasso i manicotti, ma dopo cinque minuti il sole sparisce e ritorna il freschino; è un continuo e snervante togli e metti.

Firenze dal Balcone di Piazzale Michelangelo
Rose rosse per te
Ora che ci troviamo su strada asfaltata, un po' mi manca l'Acquerino, con i suoi bellissimi sentieri nel bosco. D'altra parte qua si ha la possibilità di viaggiare più veloci, ma con queste bici i km scorrono lenti. Paolo si ferma a cambiare pastiglie perché la sua ruota anteriore è bloccata da ciò che resta di quelle vecchie. Un'altra sosta pit stop quindi, con Martino e Daniele che dall'auto ci guardano rimproverandoci "scherzosamente" per il fatto che siamo sempre fermi. Nel frattempo il Baffo tira un po' il fiato e seduto sulla panchina della fermata dell'autobus pensa alla sua amata... così bella e così lontana... in quel momento dei petali rosa, sospinti dal vento gli passano di fianco ed i suoi occhi si illuminano. Sembra la scena di uno di quei film d'amore... infatti Martino riprende tutto, mentre io mi vado a lavare i denti - per evitare le carie.

Dopo questo siparietto e dopo aver sistemato in qualche modo, con uno scambio di pastiglie, le bici, riprendiamo a pedalare. Finalmente lasciamo l'asfalto e ci immettiamo su alcuni bei tratti di strada bianca.

Curvona
I panorami collinari che ci circondano sono magnifici e invitano proprio alle lunghe galoppate in sella alle bici da viaggio. Purtroppo non tutte le strade sono facili e scorrevoli e poco dopo ci troviamo a dover scendere da una trappola di fango. Le bici si trasformano in mattoni, così poco dopo mi dirigo verso un torrente per dare una ripulita al mezzo.

lavaggio bici
Poco dopo ci imbattiamo in una rampa micidiale. Scalo le marce e nel momento in cui attacco la salita, un rumore secco e metallico e la successiva foratura mi bloccano. Un raggio della mia ruota posteriore si è spezzato e sparato come una freccia, ha perforato il nastro tubeless che sigillava il cerchio. Per il raggio non ci sono problemi; farò a meno, ma vorrei evitare di mettere la camera d'aria. Purtroppo non ho con me del nastro americano, con il quale si potrebbe riparare il danno, e sono quindi costretto ad imbrattarmi le mani di lattice ed inserire la camera d'aria di emergenza. Paolo cerca di darmi una mano, ma nervoso come sono, lo scaccio malamente invitando i miei amici a proseguire. Li raggiungerò appena avrò sistemato tutto.
Quando finalmente parto, ho la strada libera e mi sento come un cavallo al quale hanno appena aperto il recinto. Mi metto a correre e a spingere, buttando al vento manciate e manciate di energie, e trovo tutto questo molto divertente. Un ripido tratto in discesa non può che portare ad una altrettanto ripida salita, quando si entra in un "buco" e così finisco la mia galoppata, arrancando come un mulo, con le gambe che bruciano e urlano vendetta. Fortunatamente i miei amici sono fermi ad abbeverarsi poco avanti in località "Tresanti" anche se in realtà sono in quattro.

Chilometro dopo chilometro, dopo aver superato anche la prova dei fanghi assassini, dopo svariati paesini toscani, questa sera giungiamo a San Giminiano, stanchi ed affamati, ma fortunatamente asciutti. Lungo l'ultima rampa il Baffo cammina ansimante. "Questo è troppo" dice "sono morto". Non abbiamo ancora idea del luogo dove pernotteremo stanotte e così una volta in paese, con lo sguardo all'insù, ammirando le torri e le antiche costruzioni, infreddoliti dalla brezza serale, decidiamo di ripararci in un'osteria. Dopo l'aperitivo, da Martino e Daniele ci giunge una lieta notizia: questa sera abbiamo un posto in campeggio tutto per noi. Raggiungiamo il Camping Boschetto di Piemma e dopo una doccia calda spettacolare, raggiungiamo il ristorante per la cena. Solo un commento sulla serata in compagnia, tutti a tavola, stanchi, affamati, spensierati: CHE SPETTACOLO!

Panorama
Bertelli sale in single speed - che forza!
Tarantola - laggiù il baffo distrutto
San Giminiano



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